Molti pensano che scegliere la focale per un ritratto riguardi solo quanto "ci si avvicina" al soggetto. In realtà la focale determina soprattutto la distanza da cui si scatta per ottenere una certa inquadratura, e questa distanza cambia la relazione prospettica tra volto e sfondo. Passare da un primo piano editoriale a un'immagine più ambientata nella stessa sessione richiede di conoscere bene questa distinzione.
Perché la distanza conta più della focale in sé
Un grandangolo, per riempire il fotogramma con un volto, richiede di avvicinarsi molto al soggetto. Questa vicinanza esagera le proporzioni: il naso, più vicino all'obiettivo, appare sproporzionatamente grande, mentre le parti più lontane del viso sembrano rimpicciolite. Un teleobiettivo permette invece la stessa inquadratura da una distanza maggiore, con proporzioni più naturali e piatte.
Le focali più usate in ritrattistica
Le focali tra 85mm e 135mm su formato pieno sono lo standard per il ritratto: richiedono una distanza di ripresa che restituisce proporzioni naturali, senza le distorsioni del grandangolo né una compressione così marcata da appiattire eccessivamente i volumi. Focali più corte restano utili per ritratti ambientati, dove il contesto deve far parte della composizione.
Quando un grandangolo è una scelta valida
Se l'obiettivo è raccontare il soggetto insieme al suo ambiente, come in un'immagine editoriale o in un backstage, la prospettiva più dinamica di un grandangolo può essere un vantaggio compositivo. Il rischio riguarda soprattutto i primi piani ravvicinati, dove le distorsioni diventano difficili da correggere anche in post-produzione.
Conclusione
La focale giusta per un ritratto dipende dalla distanza di ripresa che comporta, non solo dal grado di ingrandimento. Scegliere consapevolmente tra grandangolo e teleobiettivo significa decidere quanto peso deve avere lo sfondo nella composizione.